Specchio riflesso
Eccomi qua 29 anni, una sigaretta in mano e un mal di testa post sbornia davanti un vecchio monitor CRT comprato usato.
Il cellulare inizia a squillare, premo il tasto verde :
- Pronto?
- Come stai? – risponde la voce al telefono
- Bene, un po’ stordito !
- Sei un cazzone! Hai lasciato la macchina da me, vienila a prendere!
- Cazzo è vero !!!
- Ora scendo e passo a prenderla…
- Ok, ci sentiamo più tardi
Il telefono finisce di parlare, premo il tasto rosso.
Non ricordavo molto della serata passata però sapevo di aver conosciuto una ragazza molto arrapate.
Per confermare questa reminescenza inizio a cercare nella rubrica del cellulare il suo numero.
Il problema è semplice : quando sono arrivato a bere 8 becks e 5 negroni le mie dita sembrano i pollici di Poliremo e segnare il numero di telefono sembra un incubo, il T9 è il mio primo nemico e si finisce sempre per scrivere lettere a cazzo, per non parlare dei nomi, sono la prima cosa che dimentico.
Inutile dire che reperire il numero dalla rubrica fu un’impresa fallimentare.
L’orologio segnava le 17.09 , la giornata era appena iniziata, il letto era disfatto, lo stomaco brontolava e il cane era affamato e desideroso di pisciare su qualche arbusto.
Entro nel cesso e svuoto il mio cazzo moscio.
Due passi dalla tazza mi separano dallo specchio, contemplo il mio volto di merda e la barba di due settimane nel vetro riflettente. La mano si allunga per prendere il rasoio bic blu dall’armadietto.
Tra pelo e contropelo mi dicevo “Cazzo dovevo recuperare il numero della porca!!!”
“Din Don” questa volta la porta …
Rapidamente recupero un’ asciugamano e mi pulisco alla buona dirigendomi verso l’ingresso
Apro e mi vedo la faccia di Delfo “il mio vicino” d’avanti al cazzo e gli dico :
- Ciao!
- Lui mi fa – Vincent ho un problema con il computer!!!
- Ah si – gli dico , cosa è successo?
- Non riesco a collegarmi con il portatile, puoi venire a dare uno sguardo?
Gli dico che mi dispiace ma che non posso,dato che dovevo scendere e che sarei passato più tardi. Lui mi dice che non ha fretta e che mi avrebbe aspettato a casa.
Chiudo la porta e mi chiedo perché cazzo un’ informatico si deve sempre trovare a riparare “gratis” i computer capricciosi di parenti, amici e vicini?
Se mi si rompesse lo stereo non andrei a chiedere ad un mio amico musicista di venire a casa e suonarmi un paio di pezzi dei Deep Purple!
Mi vesto frettolosamente maglia a collo alto nera, jeans, giacca sporca di peli di cane, timberland ai piedi e cappotto sintetico lugo .
Recupero il pacchetto di pall mall blu dalla scrivania , scendo di casa con l’intento di recuperare la macchina sotto casa di Alessandro.
Arrivo alla fermata, con me ci sono due vecchi e una ragazzina ad aspettare il carro arancione.
Prendo l’ultima sigaretta dal pacchetto e metto le mani in tasca in cerca dell’accendino …
Nulla, anche il fuoco pareva odiarmi, avevo lasciato l’accendino a casa. Mi dirigo verso la simpatica vecchietta e gli dico:
- Scusi ha d’accendere?
- No mi dispiace … mi risponde con una voce rauca
Un rapido sguardo al vecchio e la ragazza per capire che stavo chiedendo un Long Island ad un gruppo di astemi bigotti.
Mi rigiro la siga in mano e attendo quei venti minuti che bastano a stimolare la collera divina.
Una pioggia fine si abbatte sulla pensilina e quel “tic”” tac” diventa un’ossessione, come se il mal di testa che mi trascinavo non bastasse a stressarmi.
Lo spingi uomini arriva, salgo sul bus e contemporaneamente sento un odore di terreno bagnato che il tempaccio si portava dietro.
Quell’odore mi cambiò la giornata, un istinto primordiale che porta ad uno stato di eccitamento, un poco come trovarsi una studentessa desiderosa di farti una pompa sotto le coperte …
Vento fresco odore di terreno e pioggia, la giornata iniziava bene !
Recupero la lancia beta, entro dentro ed è subito traffico.
Il cellulare squilla ancora, il display mostra i numero ma non è in rubrica, premo sempre il tasto verde e dico :
- Pronto?
- Ciao Vincent!!! – dice una voce sexy
- CIAO!! – rispondo
- Ti ricordi di me?
- A dire il vero no! Chi sei?
- Sono Sonia! Ci siamo conosciuti ieri al Mamamù!
- Ciao Sonia, ho cercato di contattarti, ma mi sa che ho sbagliato a segnare il numero
- Tranquillo, che fai di bello?- Mi dice
- Un cazzo, sto nel traffico!
- Ti va di prendere un caffè al centro? Io ho appena finito la lezione di chitarra!
- Certo, come no! Dimmi dove e quando e arrivo, un caffè non si nega mai!
- Allora ci vediamo tra 10 minuti al caffè del mare, ti aspetto …
Bene Vincent, hai visto? Non ti sbagliavi, la giornata gira per il verso giusto, non hai un lavoro fisso, hai quasi finito tutti i soldi, ma una fica la rimedi sempre!
Arrivo al caffè del mare, in ritardo, puzzolente e stordito.
Entro e vedo Sonia ad un tavolino, al suo fianco una custodia di chitarra rigida piena zeppa di adesivi colorati. Mi siedo al tavolo, lei mi guarda e scoppia a ridere come un’invasata.
- Che hai fatto alla faccia?- Mi chiede
- Che cosa ho fatto? Perché cos’ha che non va? È sempre la stessa faccia di cazzo che mi porto dietro da troppi anni… -rispondo
- Hai mezza barba fatta e mezza no! Che hai combinato? -Mi chiede Ridendo di gusto
- Guarda! – Scava nella borsa e mi mette uno specchietto in mano.
- Ah… si è colpa di Delfo, lascia perdere…
- Come vuoi – risponde ancora ridendo…
Il discorso continua,vertendo sui classici convenevoli che odio e che preferirei saltare arrivando a chiedere la cosa che conta veramente: Mi fai una pompa?
Tutto sommato utilizzando un approccio diretto da sobri si fallisce al 99%, e così attesi il suo discorso fino ad arrivare alla sua passione: “la musica”.
Mi dice che impartisce lezioni di chitarra ai ragazzini e che tra la musica e lavoretti vari si mantiene, vive in un seminterrato che usa anche come sala prove.
Mentre mi parlava di tutte queste belle cose, il mio sguardo si alternava tra la sua scollatura che mostrava una IV^ piena e le sue labbra che immaginavo vicino il mio glande.
I suoi discorsi risultavano poco infantili, non aveva ne sogni ne speranze sembrava quasi che vegetasse in attesa di un autentico miracolo! Tipico dei trentenni falliti, nonostante questo la sua infantilità trapelava attraverso un odio verso il mondo dei vivi e dei morti, infatti non faceva sconti ne ai santi ne alle bestemmie. A questo punto le chiesi la cosa più ovvia:
- Sonia ma tu quanti anni hai?
- 19 ! fatti il mese scorso, perché?
- Così, per chiedere … le rispondo
Nella mia testa mi ripetevo: Sonia ha 19 anni, solo dieci anni meno i miei. Quei dieci anni che sai essere un’eternità ma pur di ficcare il cazzo duro in un buco sei disposto a non notarli subito.
Dopo circa un paio d’ore di chiacchiere veramente inutili mi trovo nel suo seminterrato a stratracannare Peroni gambo lungo a go-go. Mi metto al basso, lei alla chitarra e iniziamo a suonicchiare qualche pezzo dei Doors. Non sono mai stato un bravo bassista, ne tanto meno ho mai provato ad esserlo. La mia vita è fatta di “provaci e lascia”, suonare il basso era una di quelle centinaia di cose, che avevo fatto ma mai bene, mi ero stancato dopo poco.
Nonostante questo mi rendevo conto che anche lei non era una vera musicista, steccava spesso e non aveva grinta anche nel suonare.
Intanto lo stomaco era letteralmente sotto sopra, non avevo ne pranzato ne cenato, avevo trangugiato quattro Peroni nel seminterrato e un negroni al caffè del mare, volevo arrivare al sodo…
Lei mi guarda e ridendo mi dice che con mezza barba sembro un cretino…
Poso il basso e le dico con un tono serio e burbero :
- Se non la smetti ti infilo il cazzo in bocca!
- Voglio vedere proprio! Mi risponde con tono provocatorio
Mi avvicino a lei e mi sbottono il jeans.
Lei rimane ferma, impassibile, caccio il cazzo a mezz’asta e glie lo sbatto in faccia.
Senza nulla dire, lo prende in bocca e inizia a succhiarmelo.
Mentre mi spompina per bene le abbasso il top e inizio a palparle le tettone.
Arrivato il momento dell’eiaculazione, levo il mio cazzo dalla sua bocca e le vengo in faccia e tra le tette
- Hai visto che lo faccio ? le dico
- Si, ho visto – mi risponde.
Intanto mi rimetto l’affare nella mutanda e riprendo il basso in mano. Lei esce dalla stanza e ritorna dopo pochi minuti ripulita dal liquido biancastro.
Continuiamo a suonare come se nulla fosse per altri 10 minuti, dopo questo lasso di tempo mi alzo e guardo l’ora : 22.04.
Mi libero di lei dicendole che avrei del lavoro da fare e che ci saremo sentiti l’indomani.
Tutto sommato la giornata era girata veramente bene, avevo conosciuto una ragazza carina che mi aveva spompinato per bene, nonostante tutto il mio stato d’animo non era mutato troppo. Mi sentivo sempre inutile, il mio stomaco continuava a brontolare, il mio letto rimaneva disfatto e forse il mio cane aveva pisciato sul letto per dispetto.
Entro in macchina e mi fermo al primo bar sulla strada di casa che incontro aperto.
Mi prendo un tramezzino di quelli confezionati al tonno e una becks. Entro nel cesso del bar e mentre piscio leggo sulla parete “ Cerco cazzo di vero UOMO chiama 333.02.07 *** ADELE”
Finisco di pisciare, sgrullo il cazzo e prendo con la mano destra il cellulare.
Compongo il numero e mi risponde una voce di donna :
- Pronto?
- Adele? -Faccio io
- Si chi è? Risponde la donna
- Ciao, sono Vincent!
- Vincent chi? – mi fa lei…
- Vincent Rasoio! – le dico
- Non conosco nessun Vincent Rasoio!
- Ora mi conosci Adele! Ti va di vederci? Le dico
- Vaffanculo! Attacca il telefono
Esco dal cesso, prendo la macchia e torno a casa.
Dopo aver sceso il cane, mi collego a youuporn e mi faccio una sega.
Nulla di nuovo, il cazzo moscio, il mal di tesa e un senso di fallimento totale.
Passano le ore tra TV e messenger, fino alle 4.49 di mattina.
Decido di mettermi a dormire attendendo un nuovo pomeriggio…
